ISTITUTO DI VIGILANZA

Licenza Prefetizia Prot. n° 23517/PA./Area I - Rilasciata dal Prefetto di Sassari - Titolare Domenico Salvaggio dal 2006

PARLANO
DI
NOI

C'è Sharon, Costa blindata

C'è Sharon, Costa blindata: la Stone è già al Poltu Quatu Attesa anche l'attrice sarda Caterina Murino che ha ormai raggiunto nell'olimpo delle stelle. Raiuno trasmetterà in diretta la grande kermesse

Oggi la star hollywoodiana riceverà il premio alla carriera Sipario sollevato sulla XXXII edizione del Rodolfo Valentino

Sabato 29 agosto 2009

Nessuno l'ha vista. Perché Sharon Stone non si è fatta vedere. Ma è in Costa Smeralda, da due giorni. Precisamente all'hotel Meliá di Poltu Quatu. E lì resterà almeno fino a domenica. È una vacanza-lavoro, quella di Sharon che stanotte ritira il premio alla carriera Rodolfo Valentino . Lei, stella tra le stelle della XXXII edizione, visto che sul palco saliranno anche Helen Mirren e Alan Arkin. Più uno stuolo di attori nostrani: la bellissima e sardissima Caterina Murino, Elena Sofia Ricci, Asia Argento, Filippo Timi, Pierfrancesco Favino, e i registi Giuseppe Piccioni e Marco Pontecorvo.

IL SILENZIO È CHIC Dunque niente sbarco gridato, niente pubblicità, niente chiasso intorno alla presenza della Stone in Costa Smeralda. E non potrebbe essere diversamente nel paradiso dei vip. Avvicinarsi all'albergo dove alloggia Sharon è impossibile. In questi giorni, più degli altri, si vedono squadroni di bodyguard. Giganti in carne e ossa con la divisa scura dell'Olsecurpol. Si sa soltanto che sono tutti sotto la direzione del titolare Domenico Salvaggio e nessuno di loro scuce una sola parola sulla vacanza smeralda dell'attrice hollywoodiana.

SHARON BLINDATISSIMA Insomma, si preannuncia molto blindato il viaggio della Stone in terra sarda. Al momento - a meno che non sia lei a svelarlo dal palco - non si sa se l'indimenticabile protagonista di Basic instinct si sia concessa almeno un tuffo. O una passeggiata in spiaggia, sulla sabbia finissima delle calette incantate di Poltu Quatu. Intanto, da questa mattina sono attesi anche gli altri protagonisti del Rodolfo Valentino. Che questa sera andrà in diretta su Raiuno: presenta Carlo Conti con l'affascinante Andrea Osvart. Ospiti: Fiorella Mannoia e Mario Biondi. Ma intanto la Sardegna fa il tifo per la sua Caterina Murino.

Un successo i kit low cost per proteggere le case. Si ruba di tutto, dal porcetto al tostapane

di Luca Rojch

OLBIA. Una carta di credito, una bottiglia di plastica e un paio di scarpe da ginnastica. Il kit del ladro di città stupisce per semplicità ed efficacia. In città è boom di furti nelle case. E non esiste una fascia protetta.

Spesso ladri improvvisati snobbano le ville più ricche e difese. Si gettano sugli appartamenti, meno sorvegliati e più facili da svaligiare. Criminali da strapazzo e sempre più sfrontati. Entrano in casa anche se il proprietario è all'interno. Nessuna paura di tirare fuori una pistola e di passare dal furto alla rapina, al sequestro di persona. In caserma e nei commissariati c'è solo una parte delle vittime. Qualcuno rinuncia anche ad andare a fare denuncia. Per vergogna e rassegnazione. Ci sono anche casi limite. Ad Arzachena lo stesso appartamento è stato svaligiato per tre volte in una settimana. Ma la fetta più grande dei furti è in città. Ladri che lavorano a livelli differenti. Le bande più esperte rapinano le ville più protette. Ma dilaga il prendi e scappa. Così capita che il macellaio denunci il furto di mezzo porcetto. Malviventi affamati sono riusciti a scassinare la porta di ingresso, non hanno trovato nulla nella cassa, ma almeno la cena a casa l'hanno portata. Ma si moltiplicano i furti nelle case dell'uomo qualunque. Di chi la cassaforte la vede solo nei film e più che i contanti dentro il cassetto ha le rate da pagare. La conferma arriva da Domenico Salvaggio, l'amministratore della Ol Secrupol, uno dei più grandi istituti di vigilanza privata che lavorano in città. Lui non lo dirà mai, ma per lui i ladri in fondo sono un grande business. «I furti in città sono cresciuti in modo spaventoso - spiega -. Posso affermarlo con certezza. Non ho mai avuto tante richieste di sorveglianza. Ora vigiliamo su oltre 300 abitazioni, ma è un numero destinato a crescere. il 50 per cento del nostro business. Quando ho cominciato era solo una piccola fetta, ci occupavamo di attività commerciali, uffici. Ora sono sempre più i privati a chiedere sicurezza». Merito anche della politica di Salvaggio, lui ha creato la Ryanair della sicurezza, la vigilanza low cost, ma di altissima qualità. Bastano due euro al giorno per avere un pacchetto antiladro. Un sistema anti intrusione e un telecomando antirapina. «Facciamo come Sky - spiega Salvaggio -, diamo il telecomando e il sistema antintrusione in comodato d'uso e chiediamo un piccolo canone. Le nostre strumentazioni sono molto efficaci. Basta schiacciare un tasto e in pochi minuti siamo là. Questa estate abbiamo avuto un boom di richieste. Un assalto. Spesso chi si rivolge a noi lo fa dopo avere subito un furto. Abbiamo anche casi limite. Come un nostro cliente derubato per tre volte nella stessa settimana». Come l'oste che vende il suo vino Salvaggio non ha dubbi. «Una volta installato l'allarme i ladri non vengono più - continua -. Noi non ci limitiamo a installare gli impianti, ma anche a spiegare quali comportamenti avere». Perché anche i ladri hanno un loro cliché, un modus operandi preciso. Molti si incollano al campanello per capire se in casa c'è qualcuno. Per entrare in casa a volte basta una carta di credito o una bottiglia di plastica tagliata a metà. I portoni che non hanno un sistema di chiusura di sicurezza vengono aperti in meno di un minuto. «Sono tantissime le case svaligiate con questo sistema - spiega Salvaggio -. In azione non entrano i professionisti, spesso si tratta di disperati. In più di un caso non hanno paura a entrare in azione anche se il proprietario è in casa. E nessuno pensi che siano stranieri, rom, rumeni. In molti casi sono italiani. E sono convinto che siamo solo all'inizio. Credo che questo inverno ci sarà un ulteriore incremento dei furti in appartamento. La stagione turistica non troppo florida ha impoverito ancora di più una fascia sempre più ampia della popolazione. Lo dimostra anche quello che si ruba. Dai generi alimentari ai vestiti stesi ad asciugare, fino agli elettrodomestici».

da La Nuova Sardegna del 26/08/2011

Nuovi vigilanti per il San Raffaele

OLBIA. La Fondazione Monte Tabor riprende il controllo dell'ospedale in costruzione. Il San Raffaele cambia guardiano. Da oggi a sorvegliare il gigante di cemento e vetro alle porte della città sarà la Ol Securpol.

L'incarico è arrivato dai vertici della società guidata da don Verzè.  Un buon segno per le possibilità di sopravvivenza dell'ospedale, anche se oggi cade un altro blocchetto sui sogni di rinascita. Il tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della società che ha costruito l'ospedale, la Metodo. La fondazione in ogni caso vuole proteggere il suo bene e si è affidata alla società di sicurezza guidata da Domenico Salvaggio. Lui ha elaborato un progetto per garantire 24 al giorno la sorveglianza. Oggi il cambio della guardia. Fino a ora a garantire la sicurezza del cantiere erano stati gli uomini della polizia locale, guidati dal comandante Gianni Serra, e le guardie ambientali dell'Arpana. Proprio grazie alla loro attenzione erano riusciti a sventare un furto. Due uomini mascherati avevano tentato nel cuore della notte di forzare con un piede di porco la porta di ingresso della centrale di controllo dell'ospedale. Il cuore tecnologico del San Raffaele, che racchiudeva al suo interno macchinari hi-tech di grande valore. I due ladri erano riusciti a scappare all'interno dell'ospedale. Un labirinto di 7 piani in cui è impossibile trovare la via di uscita per chi non lo conosce. Per questo la polizia locale è certa che i due dovevano avere già visitato il cantiere in altre occasioni. Ma c'è anche un segnale positivo in questa scelta della proprietà di pagare dei vigilanti per proteggere l'edificio. La Fondazione Monte Tabor ha accumulato un miliardo e mezzo di euro di debiti, un crack che ora rischia di travolgere anche l'ospedale.

da La Nuova Sardegna del 21/12/2011

Colpo fallito all'Eurospin i ladri beffati fuggono ma senza la cassaforte

OLBIA. Trascinano con fatica la cassaforte lungo il piazzale dell'Eurospin, ancora deserto alle 4 del mattino. In tre, con il passamontagna, agiscono rapidi. Certi di riuscire a portare a casa il bottino. Dentro lo scatolone blindato che pesa come una macchina ci sono 30mila euro. L'auto pronta per la fuga, una Volvo C40, è ferma nel parcheggio del supermarket, nella zona Basa, un'area produttiva alle porte della città.

Gli scassinatori hanno appena sfondato la vetrata che protegge l'ingresso del supermarket e in pochi minuti hanno smontato il box che protegge la cassaforte.  Ma l'assalto si chiude con una ritirata, il piano perfetto naufraga, per colpa di un vigilante più veloce della luce e del peso eccessivo della cassaforte. La banda del buco va via a mani vuote. I tre ladri che hanno tentato il colpo grosso all'Eurospin non avevano fatto i conti con il sistema di allarme collegato con la centrale di una società di vigilanza privata, la Ol Securpol. Le guardie giurate sono arrivate in 52 secondi dopo il primo lampeggiare della spia nella centrale.  Nello stesso istante in cui è suonato l'allarme i vigilantes hanno avvisato i carabinieri del reparto territoriale di Olbia.  Sono subito partite due auto della Ol Securpol. Con intelligenza la guardia giurata ha parcheggiato la sua macchina davanti alla Volvo dei ladri e bloccato l'unica via di uscita. I malviventi hanno sgranato gli occhi. Trovati dalle guardie con la cassaforte ancora tra le mani. Pochi secondi, una reazione quasi istintiva, fulminea, per capire che il colpo era andato in fumo. I ladri hanno abbandonato tutto e si sono dati alla fuga. Nessun tentativo di resistere, né accenno di reazione nei confronti degli uomini della Ol Securpol che avevano intimato l'alt. Gli scassinatori hanno solo pensato a una rapida e precipitosa fuga a piedi. Sono scomparsi nel buio della notte appena un attimo prima che arrivassero i carabinieri. Ai militari sono bastati pochi istanti per leggere subito la situazione. In un attimo è partita la caccia all'uomo. Che per ora non ha dato esito.  I carabinieri ripartono dalle tracce lasciate per terra. Il kit del perfetto scassinatore. Piede di porco, trapano, mazza, cavi di acciaio. Il corredo del ladro. Ma i malviventi potrebbero avere lasciato una scia di prove infinita. I carabinieri ripartono da un punto certo. La Volvo non risulta rubata, ma il proprietario della macchina risiede in Veneto. Ora i carabinieri cercano di capire come l'auto sia potuta arrivare in Sardegna e se esista qualche legame tra il proprietario della macchina e il colpo. L'uomo è stato sentito dai carabinieri in Veneto. Ma sul caso non trapelano per ora altri dettagli. Troppo presto per azzardare qualsiasi ipotesi.  Altri indizi arrivano dagli attrezzi lasciati nella rapida fuga dei malviventi. Tra la vetrata abbattuta e il box devastato rimangono un piede di porco, una mazza, un trapano. Con molta probabilità gli scassinatori volevano caricare sulla station wagon la cassaforte e tentare di aprirla con calma, lontano dal luogo del colpo.  Ma l'allarme ha cancellato il loro progetto. Come dimostra la cassaforte abbandonata a metà strada tra l'auto e la vetrata. Lo scatolone blindato è stato smurato in tempi record. I malviventi con molta probabilità sapevano che all'interno del locale c'era una cassaforte e dentro era custodita una cifra importante. Hanno agito con velocità estrema. Minuti. Tutto cronometrato, tutto calcolato, certo, a parte l'arrivo dei vigilantes.  I carabinieri ripartono dagli indizi che gli inquirenti ora cercano di ricostruire con grande attenzione. Il meccanismo di sicurezza ha funzionato in modo perfetto. Merito dei carabinieri, ma anche degli uomini della Ol Securpol che sono arrivati sul posto in meno di un minuto. «52 secondi per essere precisi - ci tiene a precisare il presidente della società Domenico Salvaggio -. Segno che la nostra macchina di vigilanza ha funzionato alla perfezione».

da La Nuova Sardegna

La Chiesa sarà sorvegliata grazie ai privati

Dopo il furto a Sant'Antonio il Presidente della Olsecurpol regala al parroco un sistema di vigilanza

OLBIA. La Provvidenza ha il volto di Domenico Salvaggio, il presidente della Ol Securpol, società di vigilanza privata, che ha deciso di donare alla chiesa di Sant’Antonio un impianto di videosorveglianza. «Ho letto quello che è accaduto nei giorni scorsi – racconta Salvaggio –. E davanti alla richiesta di aiuto arrivata da don Theron Casula mi è venuto spontaneo sollevare la cornetta del telefono e chiamarlo. Ho deciso di donare alla chiesa un sistema di vigilanza per fare in modo che simili episodi non si ripetano.

Don Casula ha subito apprezzato il mio gesto, mi ha detto che era un segno della Provvidenza.

Ma per me era una azione spontanea, automatica. Io vivo in questa città, la mia azienda è costituita tutta da persone che stanno a Olbia. Siamo parte integrante di questa comunità e mi sono sentito in dovere di dare un segno concreto della solidarietà. Al di là delle parole. Ho preferito subito fare sentire la mia vicinanza alla chiesa con un gesto concreto».
Venerdì notte alcuni ladri sono entrati dentro la sagrestia della chiesa di Sant’Antonio.
Dopo aver forzato due finestre i malviventi sono riusciti a introdursi dentro la sala dove si svolgono le lezioni di catechismo. Là hanno fatto razzia di tutto quello che poteva avere un valore. Con voracità hanno portato via oggetti tecnologici e oggetti sacri. Due televisori al plasma, un lettore dvd, tre computer portatili, un pc da tavolo. Un tabernacolo ancora imballato che doveva essere ancora montato, i calici che servono per officiare la messa, l’ostensorio. Il bottino ha un valore di 7mila euro. Da subito è scattata la solidarietà per dare un segno tangibile della vicinanza della comunità al parroco. In molti tra i fedeli hanno fatto un’offerta per ricomprare quello che è stato portato via dai ladri. E anche don Theron ha lanciato un appello alla politica e alle forze dell’ordine perché mostrassero maggiore attenzione alle periferie e ai luoghi simbolo, come le chiese.
Il risultato non si è fatto attendere, anche se a tendere la mano alla parrocchia è un privato. (l.roj)